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Comune di: Vernio
Organizzatore: Associazione Fondiaria Bosco dei Bardi

La Fonte al Romito e La Sorgente del Nespolo

Lunghezza

2,1 km

Tempo di percorrenza
Durata (h:m)

1:50 (h:m)

Dislivello
Dislivello

232 m

Difficoltà
Difficoltà

E

La Fonte al Romito e La Sorgente del Nespolo
Le foreste di Montepiano furono luoghi dello spirito e dell’anima, legate alla figura del Beato Pietro, che verso la fine dell’anno 1000 scelse questi luoghi per la sua vita di penitenza e di preghiera. Espressione della fede, figura leggendaria e personaggio documentato storicamente, Pietro visse un’esistenza solitaria ma non chiusa all’incontro con gli altri, dando vita a una comunità religiosa che portò alla fondazione della chiesa di Santa Maria di Montepiano. L’ambiente montano circostante e ricco di acque è segnato ovunque dalle memorie dell’eremita e da episodi meravigliosi tramandati oralmente. Nei pressi della fonte della Fame, sulle pietre del torrente Setta, il fiume che ha alimentato i molti mulini del territorio, Pietro avrebbe lasciato le cosiddette ginocchiate, impronte dovute all’intensità della sua preghiera. Il Setta nella memoria popolare è il fiume benedetto da Pietro e per secoli è stato oggetto di devozione per i poteri miracolosi che si riconoscevano alle sue acque e alle fonti perenni che sgorgano freschissime nei dintorni della Badia. Come la fonte del Nespolo, sulle pendici del Poggio della Scoperta, nei pressi della Malferra, o la fonte al Romito, ovvero dell’eremita, che indica tradizionalmente il luogo dove il Beato Pietro si ritrovava a pregare, non lontano da Case Fonte al Romito.
Il sentiero a livello naturalistico presenta nelle quote più basse e nelle aree esposte a sud formazioni di castagno (Castanea sativa Mill.), un tempo coltivazioni da frutto, oggi aree boscate spesso coltivate per la produzione di paleria. Salendo incontriamo, a destra, gli impianti artificiali di abete bianco (Abies alba Mill.), abete rosso (Picea abies L.) specie tipiche dell'alto Appennino e douglasia (Pseudotsuga menziesii Mirb.), una specie naturalizzata ad alto accrescimento e con un ottimo legno per le lavorazioni. Questi impianti sono stati realizzati negli anni '50 e '60 su ex coltivi e pascoli. Questa iniziativa mirava a contrastare l'abbandono delle montagne a causa dello spopolamento e aveva come obiettivo futuro la produzione di legname di valore. Sulla sinistra, le aree quindi esposte a nord est, le più fresche, troviamo i boschi di faggio governati ancora con la tecnica del ceduo a sterzo, secondo un'antica pratica di gestione forestale riconducibile ai carbonai.

Extra

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